Fra i referrer link a questa pagina oggi, ce n’è uno che pare in perfetta sintonia sia con il post precedente, che con il ddl sicurezza varato a colpi di fiducia oggi. Si chiede infatti a Google: “la libertà esiste?”. Già di per sé, che qualcuno si ponga una simile domanda è inquietante. Se poi leggo i vostri commenti, autobiogrquanto, Masso 57, Tinti, e li sommo alla sensazione provata oggi verso l’una, ascoltando alcuni passaggi del ddl, mi prende una botta di depressione paurosa. Se ci stiamo chiedendo se la libertà esiste, non è già segno che percepiamo che forse, magari (o forse anche no, che ne so), la nostra libertà è seriamente compromessa? Magari è passata alla categoria del metafisico, del sogno, del desiderio, dell’aspirazione. Ma esiste ancora? Sì, dai, acciaccata ma ancora un po’ sì. Però ho strane sensazioni (avrei anche strani fatti, che evito di raccontare finché non avrò appurato alcune cose).Nel pomeriggio, mentre andavo al lavoro in macchina e ascoltavo la radio, pensavo:” Metti che mi venisse voglia ora di buttare una cosa dal finestrino. Da oggi, questo comporta la multa di 500€”. Oppure. “Metti che da domani voglia fare la barbona, vivere della carità dei passanti e dormire sotto ai cartoni in stazione. Da oggi, da stasera, chiunque viva da barbone entrerà a far parte di un registro dei barboni”. Evviva?Oppure. “Metti che decida di portare regolarmente in borsa uno spray al peperoncino (da oggi legale); e metti che rientrando a casa una sera incontri una ronda che mi ferma per chiedermi chi sono o dove sto andando (ne avranno facoltà?diritto?a quale titolo?)". Ecco, mi domando, potrei in questo caso spruzzare negli occhi di questi energumeni rondisti (rondaioli?rondini no, ne sono certa) che mi fermano, un po’ di spray al peperoncino dritto negli occhi? Infondo, che ne so io che non abbiano intenzione di aggredirmi? Mica lascio tempo a chi mi ferma di notte di confermarmi se sono ronde o deficienti, vi pare? Io intanto spruzzo subito (che arma divertente), dopo si può iniziare a presentarsi (forse) e a ragionare. Però, cara Tinti, come capisco quando dici “ho voglia di scappare per sempre”. Anch’io. Ma dove? E come non provare oggi il tuo stesso desiderio, Massimo? Un faro, un’isola, uno scoglio che guardi verso il mare e tutto il mondo dietro. Che sollievo solo a immaginarlo. E come non sentire un brivido, caro autobiogrquanto, quando affermi nel tuo commento “Ma ogni giorno siamo un po' più "sicuri". Quanto alla libertà, quella "non esiste", è una nostra invenzione, di cosa possiamo lamentarci?” Incerta fra il piacere dei nuovi giocattoli tecnologici, che confesso di trovare sempre molto stimolanti, e il timore istintivo per come questi, insieme alla paura e al bisogno di controllo da cui pare ossessionata buona parte della società in cui viviamo, ho la sensazione che mi si stia rubando il diritto ad assumermi da sola, la responsabilità della mia libertà. E pensare che su questo fin qui mi sono giocata tutto il giocabile e pagata costi non quantificabili. Il vento cambia, cambiano le regole; dovrò cambiare obiettivi? La libertà, mi sono sempre detta, è una conquista che ognuno deve prima fare da sé, per sé, in sé. Ma oggi non posso negare che il clima che questa legge e queste tecnologie (la necessità di tenerle sotto controllo) mi stiano influenzando al punto che mi pare vi siano già limiti all’ampiezza del mio respiro. Chissà se esiste un’isola dove poter chiedere asilo come profughi, naufragati come siamo in un mare di idiozia umana che pare non conoscere rive o confini. C'è quella frase di Erri De Luca, l'unica cosa sua che io abbia mai letto, ma che oggi mi torna in mente: "La saggezza di un destino che per compiersi, deriva". Ecco, mi lascerei andare alla deriva, oggi, a questo punto, tanto mi da un senso di soffocamento questo ulteriore tassello che chiude a muro la mia idea di libertà.
Ho letto la notizia dei passaporti con le impronte digitali incorporate in microchip. Ovviamente ho pensato ad un libro profetico, cioè Il Mondo Nuovo, di Aldous Huxley. Amare i libri (che non esistono più), la solitudine (forma di ribellione vietata nel Mondo Nuovo), avere la passione per i fiori ( proibiti in quanto bellezza gratuita, quindi intollerabili in società che si regge sul consumismo) fra qualche anno sarà considerato un atto terroristico, ne sono quasi certa. E mi sa che ho una brutta inclinazione per il disordine. Gli abitanti del Mondo Nuovo, vengono condizionati per essere felici di ciò che sono, a qualsiasi casta appartengano e qualsiasi sia il loro ruolo. Si pratica sport, il sesso a scopo ludico e promiscuo è praticato fin da bambini ma ovviamente non a scopo riproduttivo; lo studio della storia è vietato, la felicità è garantita dal Soma, farmaco che serve a controllare eventuali dubbi o tristezze, pericolosi sintomi di un pre-decondizionamento. C’è qualcosa che non abbiamo già attuato? Perfino nella vecchia Inghilterra, unico paese dove fermare una persona per controlli, in assenza di una qualsiasi prova di reato, viene giudicato grave forma di intrusione nella privacy, e dove la carta d’identità è da sempre considerata una forma di controllo dei cittadini non democratica, il documento di identità diventerà obbligatorio. Le impronte digitali nel microchip del passaporto, dopo la carta d’identità elettronica che è anche tessera sanitaria, codice fiscale, ect, è l’ultimo tassello per il controllo costante di ogni nostra attività. Noi ci siamo messi in galera, e ne sembriamo tutti felici. Lo siamo al punto che quando ci spostiamo veniamo monitorati e controllati, reperibili in ogni istante della nostra vita, anche dovessimo volare in un’isola deserta un satellite veglierà su di noi. Non molto diverso dai braccialetti con cui vengono controllati i carcerati in libera uscita. E' la realizzazione della dittatura democratica e felice a livello planetario. Huxley faceva dell'ironia con il suo libro, denunciando tecnologia e produzione di massa negli Stati Uniti degli anni ’50, ben prima dell’ingegneria genetica e dei microchip. Però la sua visione (ma anche quella di Khrisnamurti, con cui fu amico) pare realtà di oggi in ogni minimo dettaglio. Non credo rinnoverò mai la carta d’identità (quella attuale scade nel 2011) e il passaporto. Penso spesso di disdire l’adsl e di buttare le sim dei cellulari. Va da sé che mai cambierò con un Voip l'attuale linea analogica del telefono di casa e che rinuncerò anche all'auto, ormai altro strumento iper tecnologico. Via conti bancari, carte di credito e bancomat. Contanti e niente documenti. Radicale? Sì, perché no. La libertà lo è sempre. Fuori dal tempo? Magari lo fossi davvero. Perfino gli homeless verranno registrati e schedati, si sa no? L’idea è del Ministro Maroni, ma viste le poche reazioni immagino non sia sgradita ad altri politici di diverso orientamento. Quindi sarà sempre più bosco, per me. Nessuno sembra vedere in questa situazione una serissima limitazione alla libertà individuale, una resa al controllo totale sulla nostra esistenza e con la nostra più sorridente e beata collaborazione. Il tutto, ovviamente, in nome della “sicurezza”. Siamo così drogati e condizionati dalla tecnologia, che non vediamo più come questa non sia una scelta, ma un obbligo cui veniamo costretti. Vivessimo in un mondo di persone libere davvero e oneste davvero, di sicurezza non parlerebbe nessuno e di politici non ci sarebbe alcun bisogno. A me non va questo mondo dove l’umano è un pollo da batteria, da allevamento intensivo, controllato in ogni istante e in ogni funzione a scopo produzione e consumo “sicuri”. E non mi si dica che tendo a vedere negativo, che il "vedere positivo" è, nel Mondo Nuovo, certezza del perfetto condizionamento e adattamento agli obiettivi degli Alpha. Con tanto Soma a portata di mano, si sistema tutto, no? Perfino un amico totalmente sano e dalla mente acuta, ieri mi ha confessato di sentirsi al punto da desiderare un Xanax (non farlo, scappa dalla prigione piuttosto). Viviamo in una società dove il dubbio e il senso di infelicità vanno tenuti seriamente sotto controllo con la giusta dose di farmaci, visto il potenziale rivoluzionario. Brutta premessa a disordini sociali. Come nel Mondo Nuovo, appunto.
“Mancano gli orizzonti”, dice l’altra sera Chiara.”Manca anche lo sfondo”, dico io. Parliamo della sensazione di vivere una strana ansia di non arrivare da nessuna parte, con la pressione quotidiana che inizia a sembrare un ricatto. Parliamo del sentirci dentro una macchina impazzita che chiede di fare, di fare più di ieri ogni giorno, di fare di più senza che questo produca maggiori introiti o miserabili pacche sulle spalle. Si lavora in previsione del nulla, nell’illusione che mai capiterà a noi, di perdere il reddito con il lavoro. Un’ansia senza nome, nessuno osa dire la paura nascosta. La nostra vita di ogni giorno si sta trasformando in sopravvivenza allo scontrino del supermercato. “Manca una visione”, continuiamo. Pare di vivere costantemente di primi piani, tutto si muove davanti a te, niente e nessuno a far da panorama generale. Un costante presente che costringe a fare il pompiere, qualsiasi lavoro si stia facendo. O non si stia facendo. Pompieri, ognuno impegnato a spegnere i propri fuochi, a gestire una costante emergenza senza fine, ognuno cercando di arrivare a sera senza troppi danni. Non esiste nient’altro. Primi piani, fuochi da spegnere, proiezioni che non si avventurano mai oltre il mese in corso. Parli con le aziende, parli di possibilità di cambiamenti, di gestione delle risorse che tengano conto di un possibile panorama futuro. No, non si investe in nulla, il futuro se n'è andato. Chi investe, lo fa all’estero. Se guadagna apre un conto alle Cayman dove dirottare il gruzzolo a salvezza futura. Se produce reddito fresco, delocalizza. Così il reddito aumenta anche senza che aumenti la produzione. Si mantiene il presente, l’oggi. Con grande timore di veder sfumare anche quello nel giro di 24 ore. Così ci perdiamo a parlare di come gli orizzonti siano necessari, ma anche di come non ne esistano più. “Gli orizzonti risultano tutti occupati” dice Chiara (perspicace e tagliente). “Non quelli metaforici, quelli fisici, reali”, precisa. Alzi gli occhi e ti trovi a guardare fabbriconi, guard rail, auto su auto e camion su camion. “Niente punti di fuga”, dico io. Cerchi un punto di fuga, fosse anche solo una campagna deserta e abbandonata. Nulla. I campi con ognuno un cartellino giallo a indicare la tipologia di produzione intensiva. Per gli animali da allevamento, mica per gli umani. L’umano nei campi è scomparso con gli orizzonti e gli sfondi. Fra una tangenziale e una statale, tralicci con mille ripetitori, ci ripetiamo all’infinito “Ciao, come va?...Bene” Cioè uno schifo, tradotto. Come sempre, la vita come una merda con un velo di zucchero sopra. Poi lo zucchero finisce. Scomparso il punto dell’infinito dove gli occhi possano perdersi, anche trovarsi è un’impresa. Che va calendarizzata, programmata, predefinita. L’unico sfondo rimasto è il rumore. Lo zucchero è finito, a quanto pare. Poi è sera. Rientro e spalanco la porta sul retro. Il giardino, le rose spampanate, al di là della siepe il campetto di pallacanestro. Un paio di panchine, vociare di ragazzi riuniti per il raduno pre-serata. Ridono, chiacchierano. Uno suona la chitarra e canta. Canta e suona davvero bene. Tacciono gli altri amici, come me, che sbircio oltre la siepe. Ascoltiamo. Incredibile, spericolato e bravo, il ragazzo: Comfortably Numb, Pink Floyd!!! Forse vent'anni, e ha catturato uno sfondo dalle nebbie del tempo suggerendomi, senza saperlo, un orizzonte. Inconsapevole, sta creando legami fra il passato e il futuro del mondo, un'ipotesi di vita all'indietro che fa andare avanti. Al di là della siepe, un filo lega nello stesso universo Pink Floyd e ragazzi che non erano nei pensieri dei genitori, quando questi suonavano. Insieme allora, prima ancora di nascere, e insieme fra vent'anni. Legati tutti da una visione che si esprime solo per accordi che viaggiano nel tempo. Uno sfondo meraviglioso. Pink Floyd per tutti stasera, invito io.
(…)Tanto è vero, e questo rappresenta un’ulteriore conferma della solidità del racconto di Patrizia D’Addario, che la notte di «Obama for President», lei, la candidata che ha raccolto soltanto due preferenze alle comunali, ma anche l’amica Barbara, riuscirono a scattare diverse fotografie (Patrizia anche a registrare le conversazioni con Berlusconi) (…) Da
Sono quasi le tre, il tempo mi pare più confuso di me, magari mi faccio un thè e poi vedo se venire a fare un giro da te (rime a perdere per giornata fiacca)...O forse, che mi son svegliata tardi e di fare non ho gran voglia, mi tuffo da sola sul divano e sento che dice Khrisnamurti. O meglio. M'ha incuriosito il pensiero che "La conoscenza di sè è l'inizio della libertà" (lo dice Khrisnamurti). Che pare a fianco, o anche insieme, a un pensiero che ricordo vagamente di aver espresso nottetempo. Cioè che "Amore e libertà coincidono". Per essere veri entrambi, devono coesistere o non sono. Di notte mi vengono pensieri eccelsi che il mattino seguente non saprei spiegare. E però mi pare pensiero buono anche ora, senza tante spiegazioni aggiuntive.
Non mi era mai capitato (ancora), quindi la cosa mi fa uno strano effetto. Che chi gestisce un blog abbia il diritto di decidere in assoluta autonomia quali commenti pubblicare e quali censurare, non è in discussione; capita che alcuni post scatenino più di altri reazioni scomposte e che alcuni commentatori si lascino trascinare dalla passione scivolando a volte nell'offesa o nella maleducazione. Ma, chi un po’ mi conosce, sa che offendere o usare linguaggi volgari non è da me (se l’avessi fatto e ne avessi persa memoria, vi prego di farmelo sapere, sono pronta alle scuse se ve le devo). E tuttavia, è successo: sono stata censurata. Il fatto. Qualche tempo fa, intorno alla fine di maggio, commentavo un post su un blog "amico". Parlava della trasmissione Voyager, e ne parlava male, denunciando la pretesa di fare "divulgazione scientifica" mentre divulga sciocchezze facendo quindi un pessimo servizio e facendo passare nel pubblico televisivo l’idea che alcuni fatti abbiano valore di verità mentre sono congetture fantasiose. Mettevo a questo post un primo commento, in cui dicevo che a me Voyager non dispiace, che non mi aspetto la scientificità da una trasmissione televisiva di prima serata e che, scientifica o no, fra la poca tv che vedo, trovo Voyager un programma rilassante e mi piace perdermi a congetture sui cerchi nel grano e sui tesori nascosti dei Templari più che su noiose e irritanti altre trasmissioni. Il senso era: dai, è tv, mica Science! Su questo mio commento, prima mi rispondeva il proprietario del blog, in termini assolutamente accettabili e condivisibili. Fin qui, quindi, tutto bene. Però. Ieri sera, tornata a visitare il blog dopo circa due settimane, trovo il commento di un altro lettore/trice, il/la quale pare volermi rieducare al corretto giudizio sul programma e mi ricorda con passione che 1) è Tv con la maiuscola, in quanto tv di Stato e pagata dai cittadini (quindi con obbligo a fare corretta informazione e divulgazione scientifica; 2) che di Divulgazione Scientifica si tratta, dato che sotto questa veste (dice) si presenta la trasmissione ai telespettatori; 3) essendo
Lo scopo della festa è farci dimenticare che siamo solitari, miserabili e promessi alla morte. In altre parole, di trasformarci in animali. Per cui il primitivo ha un senso della festa molto sviluppato. Una bella fiammata di piante allucinogene, tre tamburelli ed ecco fatto: un niente lo diverte. Invece, l’occidentale medio arriva a un’estasi insufficiente solo alla fine di raves interminabili da cui esce sordo e drogato: non ha affatto il senso della festa. Profondamente consapevole di se stesso, radicalmente estraneo agli altri, terrorizzato dall’idea della morte, è del tutto incapace di accedere a una qualsiasi fusione. Tuttavia, si ostina. La perdita della sua condizione animale lo rattrista, ne concepisce vergogna e stizza; gli piacerebbe essere un festaiolo, o perlomeno passare per tale. E’ in una brutta situazione.
In realtà, basta avere previsto di divertirsi per essere certi di rompersi le palle. L’ideale sarebbe dunque di rinunciare totalmente alle feste. Purtroppo, il festaiolo è un personaggio così rispettato che tale rinuncia comporta un forte degrado dell’immagine sociale. I pochi consigli seguenti dovrebbero permettere di evitare il peggio (restare soli fino alla fine, in uno stato di noia tendente alla disperazione, con l’impressione sbagliata che gli altri si divertano).
- Prendere bene coscienza in anticipo che la festa sarà inevitabilmente un disastro. Visualizzare esempi di fiaschi anteriori. Non si tratta per questo di adottare un atteggiamento cinico e disincantato. Anzi, l’accettazione umile e sorridente del disastro comune consente di arrivare a trasformare una festa fallita in un momento di gradevole banalità.
- Prevedere sempre che si rincaserà da soli e in taxi.
- Prima della festa: bere. L’alcool in dosi moderate produce un effetto socializzante ed euforizzante che resta senza reale concorrenza.
- Durante la festa:bere, ma diminuire le dosi (il cocktail alcool + erotismo ambiente conduce rapidamente alla violenza, al suicidio e all’omicidio). E’ più ingegnoso prendere mezzo Lexomil al momento opportuno. Dato che l’alcool moltiplica l’effetto dei tranquillanti, si osserverà un assopimento rapido: è il momento di chiamare un taxi. Una bella festa è una festa corta.
- Dopo la festa: telefonare per ringraziare. Aspettare tranquillamente la festa seguente (rispettare l’intervallo di un mese, che potrà scendere a una settimana in periodo di vacanza).
- Infine, una prospettiva consolante: con l’aiuto dell’età, l’obbligo alle feste diminuisce, la tendenza alla solitudine aumenta; la vita reale prende il sopravvento.
- Da La ricerca della felicità – di M. Houellebecq