“Che cosa salvereste da una casa in fiamme? Un prezioso, insostituibile manoscritto, contenente un messaggio di salvezza per il genere umano o un piccolo gruppo di persone minacciate dallo stesso fuoco? Il dilemma è reale e non solo per chi scrive: come si può essere solo un “intellettuale”, interessato alla verità, o solo uno “spirituale”, impegnato nella bontà, quando gli uomini invocano disperatamente cibo e giustizia? Come si può seguire un cammino contemplativo, filosofico o persino religioso quando il mondo richiede azione, impegno e politica? Viceversa, come ci si può dare da fare per un mondo migliore o per una necessaria rivoluzione quando ciò di cui si ha più bisogno è una serena intuizione e una giusta valutazione? Che la casa in fiamme non sia un fatto che riguarda solo un individuo dovrebbe essere chiaro a tutti coloro che condividono la vita su questa terra. […] Se non sono pronto a salvare il manoscritto dal fuoco, cioè se non prendo sul serio la mia vocazione intellettuale, anteponendola a ogni altra cosa – anche a rischio di apparire inumano -, allora sono anche incapace di aiutare le persone in modo più concreto e immediato. Viceversa, se non sono attento e pronto a salvare le persone da una conflagrazione, vale a dire, se non considero la mia chiamata spirituale con tutta onestà, sacrificando ad essa tutto il resto, persino la mia propria vita, allora sarò incapace di aiutare a mettere in salvo il manoscritto. Se non mi lascio coinvolgere nei problemi concreti del mio tempo e se non apro la mia casa a tutti i venti del mondo, allora qualsiasi cosa io possa produrre da una torre d’avorio sarà sterile e maledetta. Eppure, se non chiudo porte e finestre così da concentrarmi su questo lavoro, non potrò offrire al mio prossimo niente che abbia valore. In verità, il manoscritto può uscire dalle fiamme carbonizzato e le persone ustionate, ma l’intensità di una preoccupazione mi ha aiutato nell’altra. Il dilemma non è scegliere il monastero o la discoteca, Hardwar o Chanakyapuri (il Vaticano o il Quirinale), la tradizione o il progresso, la politica o l’accademia,
Sono le prime parole lette ieri sera aprendo il testo citato e le ho trascritte per due motivi: 1) così avete un’idea di dove sarò nascosta nei prossimi due mesi; 2) per condividere con i 2 o 3 amici che mi seguono, l’altra parte di me. Quella che, quando non finisce divorata dalla passione politica, finisce divorata dalla passione spirituale, convinta che tutto è scelta politica, anche scegliere una via spirituale. Lo è parlare come stare zitti. Lo è distrarsi perché la politica viene a noia, e sentire il dovere di parlarne fino alla noia. Ieri sera, Saviano, ci ricordava la domanda che ci può aiutare a capire se la politica di un paese è giusta: “ Sei felice?”. Se non lo sei, responsabile di buona parte della tua infelicità è la politica. Cos’altro è l’ingiustizia sociale, se non il tradimento del bene comune per il quale la politica è chiamata ad agire? La felicità, alla fine, è l’obiettivo di ogni società e di ogni uomo. Ed è l’obiettivo di ogni filosofia, di ogni religione, di ogni scienza, di ogni ricerca spirituale, che sono dell'uomo, che non esistono senza l'uomo. Per me, cercare la felicità merita ogni sforzo possibile. Non so se capiti che ogni tanto passi di qui la persona che mi ha fatto conoscere Raimon Panikkar. Se sì, a lui va un GRAZIE. Grande. Immenso.
Eugenio Scalfari, su
Pensavo di essermi svegliata tardi stamattina, invece no: che meraviglia quando la vita ti regala un’ora chiedendoti in cambio di dormire di più. Si può fare così anche domani? Mi sacrifico più che volentieri.
Ancora non proprio sveglia, leggo un po’ di giornali in rete. Le Primarie del Pd.
Di Bersani non voglio sapere niente. Uno che vuole un partito come “una bocciofila” ha un’idea di opposizione molto paternalistica e in vecchio stile PCI: i “compagni della base” tutti a muro a votare le indicazioni date dalla segreteria con largo anticipo. Una specie di democrazia interna di stampo cattolico: solo il prete sa il perché; le pecorelle ignoranti devono limitarsi a dire a pappagallo le avemarie richieste. Poi è uomo di D’Alema. A me il cardinale D’Alema piace, non fosse che ha una lista di peccati lunga dalla bicamerale alle cenette con l'amico Mr B. Poi si sa che il Pdl fa il tifo per Bersani (e teme Franceschini) proprio perché una segreteria Bersani uguale a garanzia di riforme costituzionali condivise. Votare Bersani equivale alla certezza di altri vent'anni di opposizione di facciata mentre a dettare le regole è sempre più una Lega di cui nessuno sembra curarsi, pur essendo a mio avviso proprio questa il peggio da tenere sotto controllo.
Franceschini mi piace. Potrebbe essere il mio candidato, non fosse che si lamenta della Binetti come se fosse nel Pd per opera dello spirito santo. E come non fosse che sua è la responsabilità di quelle 20 assenze in aula al voto sullo scudo fiscale. Inutile tuonare dopo, l’indignazione: sei il segretario, gli ordini di scuderia gravavano sulle tue spalle. Bocciato.
Voterò Marino. L’ho seguito qui e là, in queste ultime settimane. All’inizio non mi convinceva su una cosa: poca leadership. Insomma, rappresenta bene tutto ciò che per me dovrebbe essere l’opposizione. Ma temevo un difetto non da poco: troppo gentile, troppo perbene per fare il politico in questo paese di briganti. Però mi ha fatto in parte ricredere: messo sotto pressione sa essere abbastanza grintoso e incisivo, sa dare battaglia dialettica senza perdere il punto di fuoco. Forse ha bisogno ancora di molta palestra per affinare l’incisività ma, visto il salto qualitativo in poche settimane, anche su questo fronte (determinante in un’arena politica dove a vincere è chi urla di più) è fin qui il migliore, quello più vicino al mio pensiero. Lo voto però con lo stesso spirito con cui ho apprezzato il Nobel a Barack Obama: sarà un voto alla speranza. Speranza di limitare il peso dei vecchi preti dell’ex PCI. Speranza che riesca a far pulizia interna delle varie Binetti che non si capisce cosa stiano a fare nel Pd, tranne che a creare confusione fra un’idea laica dello Stato e questa nuova passione clericale della sinistra pronta a chinarsi sui ceci pur di attrarre un voto del centro. Insomma, stamattina non sono ancora sveglia e continuo a sognare che sia possibile avere un’opposizione migliore di quella vista negli ultimi quindici anni. La tessera l’ho tirata fuori e due euro li ho. Vado a fare un voto a S. Ignazio, sperando mi faccia la grazia di almeno pesare su questa strana bilancia a tre piatti di cui uno tarato in partenza.
Ho un problema. Un vero problema. Un grande problema. Un insolubile problema. Negli ultimi due giorni, in ben due diverse occasioni, mi sono ritrovata a meditare ben due omicidi. Anzi: un omicidio e un gatticidio. E la cosa mi turba, mi turba parecchio. Quindi chiedo un consulto online agli esperti. Non gli esperti di omicidio ( o magari sì, anche quelli, se sanno anche come neutralizzare un gatto senza spargimento di sangue, che mi fa impressione). Pensavo più agli esperti di psiche umana (ammesso che quando appaiono pensieri omicidi non si sia già scivolati indietro verso la scimmia, o Neanderthal…indietro, insomma). Ecco i fatti. Qualcuno ricorda la collega che quest’estate rompeva le palle a tutti per l’aria condizionata? Che poi è la stessa delle sedie perfette, delle finestre non troppo aperte e non troppo chiuse. Quella che si è dovuti intervenire con cartellini appiccicati alle manopoline dei termostati perché lo scorso inverno le titillava in continuazione per mezzo grado di più o di meno che lei, nota aspirante principessa sul pisello, avverte gli sbalzi di temperatura di mezzo grado? Ecco, quella, sempre lei. La incrocio sulle scale esterne mentre salgo con la testa persa nei fatti miei. Mi saluta giuliva e attacca bottone. E già sento l’irritazione crescere: detesto che mi si distragga dal nulla in cui mi perdo per chiedermi se non faccia troppo freddo oggi. Vi pare argomento? Ecco, lei l’ha fatto perché si sente in obbligo a fare conversazione non richiesta. Non contenta, si sposta di pochi centimetri sottovento, rispetto a me che stavo due gradini avanti, perché, testuale:” Spostati un po’ a destra che così mi ripari che credo mi stia venendo l’influenza”. Un secondo. Un micronesimo di secondo e nella mia mente è apparsa l’immagine di me che le stringo le mani attorno collo fino a farle uscire la lingua e strabuzzare gli occhi. Per farla tacere, mica per farle del male. Però sì, l’istinto omicida c’era tutto. Ne sono rimasta scossa per un paio d’ore. Altra questione, che si protrae dall’inizio primavera, il gatto con i campanellini. Come si sa abito in un condominio i cui appartamenti sono tutti attorno a un quadrilatero centrale che fa sia da piazzetta che da mall di transito(mall fa figo, diciamolo) verso le varie abitazioni singole. Piano terra. Un paio di vicini hanno dei gatti. E fin qui nulla di che, a parte che non si capisce perché tutti questi gatti (totale 4) debbano passare la giornata nel mio giardino, scavare buche dentro i vasi delle mie piante, raspare la terra e fare le cacche nella mia aiuola dei narcisi. E va beh, mica li si può legare a un palo e darli in pasto ai corvi, giusto? Sono gatti e girano dove gli pare. Cioè da me. Mi secca da morire ma mi arrendo. Però, a uno di questi adorabili mici della cui compagnia farei volentieri a meno, hanno messo un collarino con i campanellini. Immagino che l’idea sia quella di sentirlo e localizzarlo quando la sera non si sa dove stia (a casa mia, non è così difficile no?). Bene, potete immaginare ‘sti campanellini che campanellinano a ogni ora del giorno e della notte? Dlin dlin dlin dlin…’Sto gatto passeggia indisturbato, si fa i giri davanti, dietro, tenta di saltare addosso a tutti i passeri che cercano rifugio sul mio prato, sempre scampanellando il dlin dlin e non basta: se oso aprire la finestra o la porta, il dlin dlin dlin ci si infila dentro tranquillo. Casa sua. Ebbene, io questo gatto lo voglio uccidere. Lo so, fa brutto. E’ una cosa di cui mi vergogno e che fa di me una brutale comunista senza cuore e senza alcuna sensibilità felina. Ma io lo voglio uccidere. A differenza di quanto però era emerso nei confronti della collega, per il gatto ancora non riesco a farmi un'immagine mentale, non mi esce chiaro l’istinto bruto che servirebbe a farmi avere almeno un’idea del come. Non mi viene. Sono paralizzata dai sensi di colpa pre-omicidio. Però le cose sono due: o gli tendo una trappola, lo faccio entrare in casa e gli strappo quei campanellini senza rischiare di farmi vedere (e negando ufficialmente di saperne qualcosa). O gli scateno contro tutte le pantegane nel raggio di tre chilometri (e quelle lungo il fiume sono quasi dei suini in miniatura però marroni e anche più brutte). Ecco, questo è quanto. Mi accorgo che i due fatti insieme mi stanno rivelando un aspetto di me in netta contraddizione con la mia illusione di essere una vera pacifista e una vera non violenta: provocata, viene fuori che sono disposta ad uccidere un gatto per due campanellini e una principessa senza pisello. E sono turbata, molto turbata. Così questa sera ho deciso che era tempo di fare il mio coming out, di confessare pubblicamente il mio lato oscuro, le mie zone d’ombra, di manifestarvi il killer che si nasconde in me. E mi sa che mi sono fregata per sempre la strada per l'ascesi.
TEMA DEL CORSO
diventare intelligente quanto una donna (quindi essere perfetti)
OBIETTIVO PEDAGOCICO:
corso di formazione che permette agli uomini di sviluppare
quella parte del cervello della quale ignorano l'esistenza.
PROGRAMMA
4 moduli di cui uno obbligatorio
MODULO 1: CORSO BASE OBBLIGATORIO
1.1. imparare a vivere senza la mamma (2000 ore)
1.2. la mia donna NON è MIA MAMMA (350 ore)
1.3. capire che calcio e formula 1 non sono altro che sport (500 ore)
MODULO 2: VITA A DUE
2.1. avere bambini senza diventare geloso (50 ore)
2.2. smettere di dire boiate quando la mia donna riceve i suoi amici (500 ore)
2.3. vincere la sindrome del telecomando (550 ore)
2.4. non fare la pipì fuori dal water (100 ore, esercizi pratici con video)
2.5. riuscire a soddisfare la mia donna prima che cominci a far finta (1500 ore)
2.6. come arrivare fino al cesto dei panni sporchi senza perdersi (500 ore)
2.7. come sopravvivere ad un raffreddore senza agonizzare (300 ore)
MODULO 3: TEMPO LIBERO
3.1. stirare in due tappe (una camicia in meno di due ore: esercizi pratici)
3.2. digerire senza ruttare mentre lavo i piatti (esercizi pratici)
MODULO 4: CORSO DI CUCINA
Livello 4.1 (principianti):
Livello 4.2 (avanzato):
Esercizi pratici:
- Sono inoltre previsti dei temi speciali di approfondimento
TEMA 5.1: il ferro da stiro
TEMA 5.2: tu e l'elettricità:vantaggi economici del contattare un tecnico competente per le riparazione (anche le più basilari)
TEMA 5.3: ultima scoperta scientifica
TEMA 5.4: perché non è reato regalarle fiori anche se sei già sposato con lei
TEMA 5.5: il rotolo di carta igienica
TEMA 5.6: come abbassare la tavoletta del bagno passo a passo
TEMA 5.7: perché non è necessario agitare le lenzuola dopo aver
TEMA 5.8: gli uomini che guidano quando si perdono possono
TEMA 5.9: la lavatrice
TEMA 5.10: è possibile fare pipì senza schizzare fuori dalla tazza?
TEMA 5.11: differenze fondamentali tra il cesto della roba sporca e il suolo
TEMA 5.12: l'uomo nel posto del passeggero:
TEMA 5.13: la tazza della colazione al mattino:
TEMA 5.14: comunicazione extrasensoriale
Disponibilità per la creazione di specifici incontri per temi a richiesta